Brexchi?

È il tema più caldo, dibattuto e sconvolgente del mondo di internet. La Gran Bretagna, ieri, ha ufficialmente salutato l’Unione Europea. Da quando il buon Mentana, sotto effetto di endovene di caffeina, ha chiuso la maratona all’alba su La7, su Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta, si sono susseguite le più disparate analisi socio-politiche, su quello che è a tutti gli effetti un fatto storico, mai accaduto prima. Per questa logica, quindi, questo post dovrebbe seguire la stessa onda: ma invece no. Semplicemente perchè non me ne frega più di tanto su ciò che succede in Gran Bretagna, ma soprattutto perchè di fondo c’è una cosa che dovrebbe zittire la bocca di molti coloro i quali continuano a parlare da ore, proponendo fantomatiche soluzioni e dimostrando chi disprezzo, chi felicità. Leggevo un articolo de Il Post che titolava “Devono votare anche gli ignoranti?”, riprendendo una proposta di un giornalista americano sul Washington Post, che metteva in discussione l’educazione civica per il voto. Conseguentemente in Gran Bretagna un dato fortissimo indignava tutto il mondo: i voti decisivi sono arrivati dalla fascia 50+. Per molti queste due cose, unite, potrebbero trovare una soluzione; in realtà pensarla così equivale a non capirci molto di democrazia. Tutti noi vorremmo che i cittadini votassero il giusto, ma il giusto è soggettivo e in quanto tale non può essere indotto a tutti. Se in America un cittadino vuole votare Trump, lo fa perchè ha i suoi buoni motivi e deve farlo. Anche se Trump arranca con sparate clamorose per uno che dovrebbe guidare la nazione più potente del mondo. Se in Italia un cittadino vuole votare il Movimento 5 Stelle, lo fa perchè ha i suoi buoni motivi e deve farlo. Anche se il leader di questo movimento politico è un comico e i rappresentanti sono tutti semi-sconosciuti. Se in Gran Bretagna settecentomila persone hanno deciso il testa a testa per la storia, si deve accettare l’esito e meditare. Ribadisco, a me fregherebbe meno che nulla, almeno in prima persona. Ma se circa 17 milioni e mezzo di britannici si sono stufati dell’Europa, non è perchè all’improvviso si sono risvegliati dal nulla e hanno deciso senza motivo. Alle radici ci sono le molteplici erbacce che l’Unione Europea ha lasciato crescere in quel di Bruxelles. E nulla avviene per caso. Sarebbe bastato poco: come aiutare i paesi in difficoltà durante la crisi economica lapidaria di qualche anno fa, come una gestione dei migranti provenienti dall’Africa più chiara, con un immobilismo pietoso e una presa di posizione già tardiva, o con la realizzazione di quello che l’Europa è o almeno dovrebbe essere: un’unione cooperativa.

Chiudo dicendo che è bello vedere come chi ci ha dannato l’anima riguardo referendum passati, come quello delle trivelle o della privatizzazione dell’acqua, metta in dubbio la credibilità di una vittoria, seppur così sottile. Una volta che i referendum funzionano davvero. Dovremmo allora andare a difendere anche la monarchia, a causa di quella manciata di voti per cui l’Italia è una Repubblica, dal 1946. Detto questo, sarà un’epoca nuova, mai vista, probabilmente fallimentare, probabilmente no. Sicuramente sarà dura, ma grazie al cielo il nostro palliativo, per curare momentaneamente queste pene, c’è: i social e le sue boiate. Brexchi?

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