Il ventilatore

Estate. Respira questa libertà. È dove accadono le cose. Le vacanze al mare. Il sole e l’abbronzatura. Il gelato mangiato sulla sabbia bollente. I raggi di sole che si scontrano con i nostri occhiali contraffatti, pagati cinque euro dall’indiano in metro. È lavarsi con il mare asciugarsi col vento. È il tormentone del Festivalbar. È la sera a letto tardi. Le feste padronali. I calci in culo. I primi baci. I veri amici, quelli che si perdono dopo 3 mesi. Le cotte terribili, che non vanno più via. È la pasta fredda. È il caffè freddo. È il centro città ardente. È l’aria condizionata dentro il centro commericale. È la goduria. È tuo padre. È tua madre. I tuoi fratelli.

Però è pure quel caldo della Madonna. Vivere in città. Tentare il suicidio. I supermercati con i frigo vuoti. L’acqua calda, che metti in freezer per farla raffreddare. Poi la tiri fuori troppo tardi ed è diventato un enorme blocco di ghiaccio. Allora la lasci fuori per sciogliersi. E la riprendi che è di nuovo troppo calda. È la scuola. I compiti delle vacanze. I libri da leggere. Le versioni. Il greco, il latino. Le bestemmie. In greco, in latino. Le aspettative. Gli esami di terza media. Le superiori. La maturità. Il divano che si appiccia alla tua pelle. La tesina. Devo sutidare. Ah, non vedo l’ora di uscire dalle Superiori per essere libero. L’università. Gli esami. La sessione estiva. Ah, come vorrei tornare alle Superiori per essere libero. I colpi di mercato di SportMediaset. Pedullà su Sportitalia. Mtv Music ala mattina. La Gazzetta con caffè e cornetto. Il sudore. Il caldo. Il sudore. L’aria condizionata che non funziona. L’aria, condizionata. Il sudore. Milano. Il sudore.

E poi la salvezza divina. L’amore della tua vita. La ragione terrestre. La cosa per cui faresti follie. Quello che desideri più di qualsiasi altra cosa al mondo. Lui. Il ventilatore.

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